Discorso naturale di Ulisse Aldrovandi. Nel quale si tratta in generale del suo Museo, e delle fatiche da lui usate per raunare de varie parti del mondo, quasi in un Theatro di Natura tutte le cose sublunari, come piante, animali et altre cose minerali. Et parimente vi s' insegna come si de' venir nella certa et necessaria cognitione d'alcuni medicamenti incerti et dubbij, ad utilità grandissima non solo de' medici, ma d'ogni altro studioso. All'Ill.mo et Ecc.mo S.or Giacomo Boncompagni castellano di S. Angelo.
 

Ritrovandosi, adunque, la medicina fra tutte l'arti la più eccellente, è ancora necessario, per sentenza d'Hippocrate nel libro delle Leggi, che sia intesa et essercitata da peritissima -et questo perito altro non puol essere, secondo testifica Galeno, se non quello che ha la vera cognitione degl'instrumenti veri della medicina, ch'è la parte pharmaceutica de medicamenti, così semplici come composti.Non potiamo noi comporre un' medicamento se prima, secondo l'ordine della dottrina et della natura, non conosciamo e semplici, presupponendo, oltra di questo, l'altre facultà precedenti alla medicina, sì come è la loica et la philosophia naturale, sapendo che dove finisce il philosopho ivi comincia il medico, come dice Aristotile nel libro De sensu et sensato.Et, sì come è di gran' vergogna al fabro lignario se non conosce la sega et la trivella -al magnano il martello e l'incuggine et al sarto l'aco et forfici, instrumenti delle loro arti - et ancora a philosophi non conoscere gli'instrumenti della loica per trovare la verità delle cose non è gran' fallo?-, tanto maggior vergogna vituperosa è al medico a non conoscere gli veri instrumenti da indurre la sanità nel huomo (quai instrumenti si pigliano dalle piante, minerali, anima


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