1562-07-31 - Di Padova l'ultimo di Luglio 1562.
 

Molto Magnifico et Eccellente Signor mio. Hor'hora che dà il botto di 21 hora, mi ha mandato l'inchiusa l'Eccellente Sigonio con pregarmi che l'indrizzassi quanto più presto a V.E.; e benché io non haveva adesso animo di rispondere alla vostra che questi dì passati mi arreccò messer Ioachimo Camerario, tuttavia non havendo il modo di contentarvi d'alcuna cosa di quelle che mi chiedete non mi è paruto di tenervi più longamente a bada, massimamente havendo voi il mezzo del Cortuso il qual e unico thesaurario di quante belle cose si trovano in Padova. Egli non verrà a meno della solita sua cortesia, massime intravenendovi voi e il Fuccaro. Insomma io non ho cosa degna né di voi né di quel signore, e ciò lo sapete voi senza che io l'affermi con molte parole. Se io sapessi d'haver cosa la quale voi non havessi o il Cortuso, senza dubbio ve la mandarei volontieri e di somma gratia, e di ciò voglio stiate sicurissimo.
Messer Antonio Cavalli per esser a Vinetia non ha ancora potuto da me intender il desiderio vostro, e quando fia che egli venga a Padova o io a Vinetia, non restarò di far 1'ufficio d'amico.
Il Sigonio è gran admiratore et celebratore delle virtù vostre, né lo veggo mai che non mi domandi qualche cosa di voi, e quasi tutti gli suoi ragionamenti terminano in vostre lodi. Egli vi ringratia de' buoni uffici fatti costà per lui e vi prega per l'innata gentilezza e cortesia vostra vogliate così continuare qualmente havete principiato. Io poi quanto vi sia affettionato ne può far fede 1'Eccellentissimo Falloppio con cui spesso di voi ragiono, né io resto d'adoperarmi con ogni sorte di servitù per coloro che di voi mi vengono raccomandati. La compagnia che già era in casa nostra è disunita essendo quasi tutti andati alla patria, non vi è altro in casa che io e messer Cornelio; il signor Falloppio e il Colombi andorno a Modena e qui s'espetta il loro ritorno. Mantuani autem Mantua remearunt, e io fra pochi dì andarò a Vicenza e poi a Verona. Fra tanto si posso alcuna cosa per V.E. qui e altrove pregola a comandarmi liberamente, che cosa piu grata di questa non mi può fare. Di Padova l'ultimo di Luglio 1562.

Di V.E.
Affettionatissimo servitore
Melchiore Guilandino (1)


(1) nota: BUB, ms. 382, I, c. 139r.; DE TONI 1911a, pp. 162-163.

       Carta 139 a      

 

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