1554-09-20 - Di Verona a li 20 Septembre 1554.
 

Molto Magnifico et Eccellente Signor Ulisse salve etc.

Mai restaria, avendo comodo di avisar a quele bande, che cum una mia per la dolce amorevolezza de la Vostra Eccellentia non vi avisassi qualche coseta principalmente per salutar la Vostra Eccellentia, come anche per offerirmeli per servitore, cum racordarvi che vi sia a mente che vi fui et sarò sempre vostro servitor et a voi sta a comandarmi a quanto vaglio et posso per di qua, et questo mi sarà uno delli magior favori mi possiati far a dignarvi di comandarmi. Mi comentia a parer strano, per esser asai, che di là Vostra Eccellentia non mi aveti dato aviso alcuno, ma ben ho visto che vien da la Vostra Eccellentia che lo Eccellente signor Lucha Ginio scrivendo a lo illustrissimo Signor Conte Gentile mio honorato patron se ha dignato salutarmi. Et però ho conosciuto eser venuta da voi, del che ve ne rendo infinitissimi hobligi. Ho conosciuto quela amarmi cordialmente come facio mi lei. Non mi estenderò in cerimonie perché cum noi non achade, ma ben dirovi come lo Eccellente signor Lucha Ginio ha mandato di molti semi belissimi al signor Conte che li ha richiesti, et molte sorte di piante di Monte Baldo, dove di Sua Signoria conferendosi cum mi, sia per amor di sua Illustrissima Signoria come per la bona fama et nome dello Eccellente messer Lucha, mi è stato forcia montar a chavalo et andar a posta a posta in Monte Baldo per veder di satisfarlo; ma mi dole non aver potuto, come sieli converia, averli adempito il suo intento. Et però fareti, piacendovi, cum Sua Eccellentia la mia scusa, causa è stato per eser inanti il tempo, et per le neve et venti grandissimi che son stati, et etiam per non aver, cusì come si ha la Vostra Eccellentia, quela cusì fondata cognitione che semi converia; ma basti ho fato quanto ho potuto, ma cum tempo spero in la bona gratia di Vostra Eccellentia et della sua che talmente mi farà copioso di qualche cosa rara et bela che mi farà pigliar asai miglior praticha. Et senza le Vostre Eccellentie in vero non posso riuscir, a le quali me li raccomando cum tuto il core, cum suplicarle et pregarle si degni per sue cortesie non (1)


(1) nota: BUB, ms. 382, III, cc. 28r.-29r.; CERMENATI 1908, pp. 94-95.

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