1561-04-18 - Di Vinetia alli 18 Aprile del '61
 

Eccellente et mio amorevol Signor

Molto doppiamente me ne duole di le piante già mandatemi, sì per haverle perse, ma molto più per sentire nella sua mala oppinione di me parendoli che io non le habbia volute per non pagar il porto, ma la cosa fu come vi scrissi et come vi replico che io andai per pigliarle et pagarlo, ma quando mi presentò la cassetta la mi parve fusse stata mossa, et altro non li dissi se non dislegamola per veder se dentro vi era il numero che V.S. mi scrive, et lui furiosamente disse che'l non voleva et con molte parole poi fui sforzato et alterato di partirmi pur con pensiero che l’havessi da ritornare in sè et non voler perdere li denari et così stando in espetacione che'l me la mandasse a casa in doi o tre giorni; né mai vi aparse, et passati che furono li tre giorni, io pensandomi che horamai fussero guaste la risolsi con uno malan che Dio li dia.
Heri fui a ritrovare il fiorentino me scriveti et ho vedute le piante tutte morte et seche, et mi ha deto quel huomo da bene che quando quel ignorante aperse le herano fresche et fu sì ostinato in suo danno che non me le volse mandare per pigliar li suoi danari, a tal che le cose son passata così. Et Vostra Eccellenza si tolga zà di questa impresione verso di me che io ne ho dolore grande a non haverle havute.
Di la Acatia Aaspalato vero mi son sechi tutti, se ne voleti una piantina secha senza foglie armate di spine ve la poss'io dare; di quella altra comune bianca ne havevo in coppia et per esserne alhora per ogni giardino non mi curai et la lassiai andare, vedrò di haverne dal Cortuso et subito ve ne mandarò. Vi mando hora una mostra di uno fruto che non scio quello el ci sia et desidero che V.S. mi scriva ii suo parere. Di Cipole da Marchio io non ne ho havuto da lui et di quelle da Costantinopoli son morte gran parte non solamente a me ma in tutti li giardini, et son tutte cose già vedute et la più rara et nova son questa vi mando et non ne ho se non una altra la qual son dimandata Muscoloni a Costantinopoli per saper il suo fiore quando invecchiato dà muschio, et son simil et specie di quelli comuni nostri dimandati Hiacinti in pignata, et la radice son del istesso gusto di quella dolce et mucilaginoso. Apresso a tutte le cose che V.S. sa io desidero si è l’Argentea che mi son mancata senza semi, dunde la pregho faccia diligentia ne habbia. Il signor clarissimo messer Sigismondo de Cavali son stato eletto Oratore alla Maestà di Re Filipo con grande fausto et suo honore, el qualle salutai in nome di Vostra Eccellenza et vi rende infinite gratie et insieme con voi molto si rallegra sì delli suoi come vostri honori profferendosi sempre alli servitii di V.S., et io insieme.

Di Vinetia alli 18 Aprile del '61

Pietro Antonio Michiel (1)


(1) nota: BUB, ms. 382, I, c. 195r.; DE TONI 1908, pp. 63-64.

       Carta 195 a      

 

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